Torrente Chalamy - Monte Avic

 

E’ praticamente obbligatorio fare un “pellegrinaggio” nella riserva  del Chalamy, splendido torrente che scorre nel suo tratto superiore all’interno del parco del Monte Avic.
Considerate le condizioni climatiche abbiamo intrapreso questa escursione a luglio avanzato, parlo di escursione perché al di là della pesca vale la pena andarci anche solo per ammirare e godere dell’ambiente che ti circonda.
Dal 2007 è cambiata la gestione, e la riserva è stata divisa in un tratto dedicato alla pesca con tutte le tecniche e con catture, e una parte solo no kill con la coda di topo. Non posso nascondere che in un primo momento a noi pescatori a mosca è spiaciuta questa soluzione, ma in fondo non si è trattato di dover rinunciare a un tratto di torrente, poiché i fruitori del permesso no kill possono pescare anche nel tratto a catture, ovviamente rilasciando tutto.
Dalla collaborazione tra i titolari della riserva e l’Albergo      è nata la possibilità beneficiare di un pacchetto che potremmo chiamare bed & fish , ovvero soggiorna e pesca , che permette appunto di pernottare nell’albergo e pescare (si può scegliere se estendere il servizio con la mezza o completa pensione) a un prezzo inferiore a quello per la sola pesca. Un po’ sullo stile di alcune riserve austriache che riservano i permessi di pesca solo ai loro ospiti.

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Fatti i permessi presso l’Albergo in località Covarey    bisogna camminare per un oretta lungo la strada sterrata che porta ai laghi sino al alpeggio Servaz Desot,  Un percorso  agevole lungo il quale si può soffermarsi a leggere i “totem” che riportano notizie sulle peculiarità naturalistiche che si incontrano man mano. Finita la carrozzabile si procede a sinistra verso il torrente dove appena sopra le cascate inizia la zona no kill.L’unica pecca è il fatto che non è segnalato dove finisce il tratto catture e inizia il no kill, che non è un problema per noi, ma sarebbe un peccato che qualche “furbetto “ praticante delle altre tecniche, forte di ciò, sconfinasse all’interno del catch  & release.

Il primo tratto al di sopra delle spettacolari “vasche” ,

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caratterizzato da una passerella,

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ci lascia sorpresi è un poco interdetti. Chi come noi ama questi posti, non ci va per fare delle grosse catture, ma soprattutto per fare delle belle catture, pesci ruspanti e selvatici, ovvio che se sono di buona taglia è meglio, ma non indispensabile. Beh, i primi tre pesci che bollavano, non hanno esitato a prendere i nostri artificiali, ma tiravano decisamente più del solito, ed infatti erano tre pesci freschi di lancio,  tutti sicuramente non meno di 35  cm.

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Così fino alle cascate abbiamo preso alternativamente pesci selvatici di taglia normale e pesci d’allevamento, di buona qualità  ma  in parte spinnati.

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La particolarità dei pesci selvatici di questo torrente, oltre a una colorazione diversa e spettacolare,è, soprattutto nel tratto più basso, di avere una testa spropositata rispetto al corpo, probabilmente dovuta a un lungo periodo trascorso nelle tane, ed a una limitata disponibilità alimentare.

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Dopo essersi arrampicati e aver battuto le pozze sulla parte iniziale delle cascate, conviene tornare un poco indietro e prendere il sentiero sulla destra del torrente,

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che sale ripido, (in un punto è stata fatta una scala in legno per facilitarne la salita) sino a riportarsi in un tratto sopra le gole , decisamente più agevole. Qui  è un susseguirsi di lamette, correntine e lame più grosse, nelle quali è difficile fare più di 10 metri senza prendere un pesce, le mosche da usare sono le solite utilizzate in questi ambienti, terrestrial, sedge, plecotteri, i pesci non sono molto diffidenti, l’unica accortezza è quella di non farsi vedere, e di tardare un poco nella ferrata, il più delle volte la bollata e delicata e lenta.

Dopo una meritata sosta con spuntino giungiamo in un tratto dove nuovamente il torrente si incanala dentro delle gole.

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A differenza delle cascate precedenti, qui è possibile e vale la pena accedervi. Sempre con molta prudenza e quando i livelli dell’acqua sono medio-bassi , considerando che vi sono diversi punti intermedi in cui è possibile uscirne, ma veramente scomodi e faticosi, per cui una volta entrati  è meglio proseguire sino alla fine.

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Questo tratto non ci ha regalato lo stesso numero di catture dello scorso anno, che ancora sono stampate nei nostri ricordi,  ma sappiamo che i pesci ci sono  poiché qualche giorno prima il nostro amico Gil  aveva fatto man bassa in questo tratto, nel quale comunque, abbiamo preso il salmerino più bello della giornata.

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Usciti dalle gole si apre il “paradiso parte prima”, una spianata attraversata dal torrente che quasi in piano attraversa prima i prati poi il bosco di pini.

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A dominare questo altipiano una cascina ristrutturata, parte della quale adibita ad abitazione può essere utilizzata su richiesta dai pescatori per dormire e mangiare.

 

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Anche qui le catture si sono susseguite, permettendoci di diventare quasi schizzinosi, e di scegliere il pesce che volevamo catturare, quasi in una sorta di gara di “pesce dichiarato”. E’ incredibile come in 10 cm di acqua possano trovarsi tanti pesci. A volte pensando che non ci fosse nulla si camminava lungo la sponda senza curarsi di nascondersi, e si vedevano partire scie che velocissime risalivano l’acqua o andavano a intanarsi.

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Dopo il paradiso, non l’inferno ma il purgatorio, parlo dell’aspetto fatica, il torrente riprende a tagliare la montagna salendo in mezzo a gole, alcune buche sono invitanti, ma richiedono tempo per accedervi e decidiamo di by passarle quasi tutte, volendo fare il pezzo terminale sotto il lago.

Così stravolti raggiungiamo il “paradiso parte seconda”,

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solo pesci naturali , mediamente più grossi e ben nutriti, in un ambiente che non ha nulla da invidiare al Canada, veramente uno spettacolo, un pesce più bello dell’altro,  e il mio socio di pesca che con gran …. Classe, incanna il pesce più bello della giornata, mentre accidentalmente appoggia la mosca sull’acqua per evitare un cespuglio.

 

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Non siamo arrivati al lago,  manca poco, ma è tardi e ci attendono non meno di due ore di discesa, così a malincuore ritiriamo le canne e ci avviamo a valle passando dal lago di Servaz

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E’ ormai buio e siamo stanchi ma veramente felici di una giornata, che ci ha lasciato un mucchio di ricordi e di emozioni, non abbiamo contato le catture, ma sicuramente non meno di quaranta a testa e se vi pare poco…potete andare altrove.

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