Mongolia Agosto 2005


 

Taimen,Taimen! No Taimen! Lenok, Lenok!

 

 Nel Gennaio 2005 decidemmo di valutare la possibilità di fare  una vacanza di pesca in  Mongolia prevista per Agosto 2005.

 

  Dopo aver dilapidato i miei risparmi per anni e come la maggior parte dei moschisti, in canne al carbonio spaziale con più moduli dello shuttle, ad azioni ultrarapide ed aver scoperto  che il  costo di quattro di questi modelli potevano  valere  un viaggio in questo affascinante paese, in cerca di salmonidi e timallidi selvatici , la motivazione è notevolmente  aumentata, al punto di convincere un amante della buona tavola come me   a rischiare  di  sottoporsi ad una dieta dimagrante forzata e ad un periodo se pur breve di vita scomoda  verso quella meta ,dove - a detta di alcuni nostri soci che  vi si erano recati l’anno prima - non  sarebbero esistiti  i normali servizi  a cui siamo abituati e soprattutto  cuochi, in grado di cucinare qualcosa di commestibile  ad un “homo piscator “europeo!!!!!!

 

   Navighiamo su internet e ci informiamo, come potrà  fare chi interessato dopo aver letto questo articolo.Acquistiamo anche ottime canne facilmente  trasportabili in  valigia ad un prezzo più che onesto e  cerchiamo di prenotare un volo per Ulaan Bataar. Dopo diverse riunioni in  ristoranti e sale da biliardo  raffiniamo i nostri progetti e promesse per questo viaggio: la mia promessa è stata quella di non  rimanere addormentato il mattino della partenza e di conseguenza di essere lucidamente sobrio; quelle dei miei compagni di viaggio… francamente non le ricordo, anche perché sono state fatte una sera che non era quella della vigilia della partenza!!!!!

 

Programmazione dell’itinerario.                      Image                                                                                                                       

 Decidiamo per i 12 giorni di permanenza vacanziera di evitare voli interni e quindi ci informiamo per un tragitto da effettuare nella steppa  con jeep alla ricerca dei  mitici Huco Taimen e forse  qualche trota Lenok, le trote dalla bocca soffice.

 l mistero dei "mostri"
del lago Hanas
 
 
A 500 km a nord di Urümqi nel Xingjiang, nelle foreste montane, a 1374 metri di altitudine, si incastona come uno specchio il bel lago Hanas, lungo 25 km, largo da 1,6 a 2,9 km e profondo circa 170 m.

Da molto tempo in questo lago accadono delle cose straordinarie. Secondo alcuni  abitanti, dei mostri del lago sollevano enormi onde, divorano buoi e pecore che pascolano sulla riva e si divertono ad inseguirsi quando sono contenti. Le onde sollevate raggiungono l’altezza di diverse decine di metri. Il sindaco di un villaggio mongolo a raccontato dei fatti ancora più stupefacenti: quando suo nonno era giovane, una mandria di cavalli di un ricco proprietario andò a bere in riva al lago e non ritornò più. Si andò a cercare gli animali e si scorsero delle tracce di passi che conducevano al bordo dell’acqua, ma nessuno ritrovò mai i cadaveri delle bestie.

Sono solamente delle leggende e non vi sono testimonianze. Nessun documento storico ha riportato questi fatti. Una ventina di anni fa, si produsse veramente un fenomeno bizzarro. In quel tempo, dei tecnici dell’ufficio dell’acquacoltura, che facevano delle ricerche sulle risorse della regione, tesero una rete nella parte mediana del lago e furono molto sorpresi, alcuni giorni dopo, nel vedere che la rete era misteriosamente scomparsa. La trovarono, alla fine, più a monte, dove videro chiaramente delle tracce di urti. Qual era dunque quell’animale provvisto di una tale forza? I mostri lacustri esistono veramente?

Nel mese di luglio di cinque anni dopo, si fece una nuova scoperta inerente a questo fenomeno. I professori e gli studenti delle sezioni di biologia e di geografia dell’Università del Xinjiang, andarono al lago Hanas per fare dei rilievi in questa riserva naturale protetta. Il 20 luglio, ventiquattro tra professori e studenti, salirono nel “Padiglione della Vista del Lago” (costruito l’anno prima), a ovest del lago, con a capo il professore aggunto della sezione di biologia Xiang Lijie. Poiché era la prima volta che andavano in quel luogo, furono tutti molto attirati dal bel panorama. I loro sguardi passavano da un punto all’altro ed essi emettevano grida di meraviglia. Improvvisamente, uno studente gridò: “Guardate! Che cos’è?”. Tutti guardarono e videro sulla superficie del lago diverse masse rossastre. Un istante dopo, degli oggetti rossi raggruppati a triangolo, si misero in riga. Uno studente prese un binocolo ed esclamò: “Guardate! Sembra che siano dei pesci rossi!”.
"Dei pesci rossi così grandi?”, si chiedeva il professor Xiang.
Il pesce rosso si chiama Hucho taimen; è originario dell’Oceano Artico ma non se n’è mai visto di una taglia simile.
I pesci rossi più grandi mai scoperti nel mondo non misurano che 1 o 2 metri e non pesano che 70-80 chili. Che cosa potevano essere se non degli enormi pesci rossi?
Nello stesso momento, questi oggetti erano a più di 1000 metri dal punto di osservazione; poteva essere che essi diventassero più grandi o più piccoli con il riflesso dei raggi nell’acqua?

Il mattino seguente il professor Xiang risalì al padiglione con binocolo e macchina fotografica. Alle 9, la scena del giorno prima si ripropose: alcuni oggetti rossi che somigliavano a dei pesci apparvero sulla superficie dell’acqua; si spostavano lentamente. La luce era sempre più forte, e queste forme rosse si facevano sempre più numerose. Ne contò una sessantina. Cogliendo quest’occasione favorevole, Xiang li fotografò ripetutamente. Sembrava, dalle foto, che questi pesci potessero raggiungere tranquillamente i dieci metri di lunghezza. Dopo mezzogiorno, con a diminuzione della luminosità, questi oggetti rossi diminuirono poco a poco per, alla fine, scomparire completamente.
Che cos’è questo animale? Per trovare una risposta scientifica, i professori e gli studenti dell’Università del Xinjiang tentarono di pescare questi “pesci”.
Il 27 luglio mandarono alcuni compagni e colleghi nel distretto del lago di Hanas per far forgiare due grandi ami e comperare più di 100 metri di filo di nylon. Fecero un palo di legno di 2,85 metri di lunghezza e 20 cm di diametro come galleggiante e misero due cosce di pecora sugli ami come esca; alla fine attaccarono l’estremità del filo a un grande albero sulla riva.
Trascorse un giorno e le esche rimasero intatte. Trascorsero due giorni senza che succedesse alcunchè. Al terzo giorno si cambiarono le esce. A mezzogiorno, un “oggetto” rosso apparve attorno al galleggiante e nuotò direttamente verso il centro del lago, lasciando dietro di sé una grande onda. Gli sforzi dei professore e degli studenti furono inutili.

È un enorme pesce rosso? Un mostro lacustre o qualcos’altro? Questo fenomeno curioso resta un mistero completo. Tuttavia la scoperta imprevista dei professori e degli studenti dell’Università del Xinjiang ci ha fornito un filo conduttore importante per rilevare il mistero del mostro lacustre ed essi continueranno a fare degli sforzi in questa direzione. 

FOTO LENOK LENOK 


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Brachymystax lenok (Pallas, 1773) Brachymystax lenok (1773)  
Family: Famiglia:  Salmonidae (Salmonids), subfamily: Salmoninae Salmonidi (Salmonidi), sottofamiglia: Salmoninae  


Ordine:  Salmoniformes (salmons) Salmoniformes (salmone)  
Classe:  Actinopterygii (ray-finned fishes) Actinopterygii (ray-pinne dei pesci) 
nome:  Lenok  
Dimensioni:  70.0 cm TL (male/unsexed; Ref. 40637); 60 cm TL (female); max. 70,0 cm TL (maschio / unsexed; Ref. 40637); 60 cm TL (femmina); max. published weight: 8,000 g (Ref. 12218) Pubblicato Peso: 8.000 g (12218)  
Ambiente:  benthopelagic; anadromous (Ref. 51243); freshwater Benthopelagic; anadrome (51243); acqua dolce 
Clima:  temperate Temperato  
Importanza:   Pesca: commerciale; categoria di prezzo: molto alto; prezzo di affidabilità: molto discutibile: basato su  specie di questa famiglia  
Resilienza:   Medio, tempo minimo di raddoppio della popolazione 1,4 - 4,4 anni (tm = 2-4)  
Vulnerabilità:   Vulnerabilità moderata (42,30), sulla base di Lmax e K (Ref. 59153)  
Distribuzione:
Asia: Siberia, Korea and North China. Asia: Siberia, Corea del Nord e la Cina. Una sottospecie, Brachymystax lenok tsinlingensis è endemica a parti del Taibaishan Montagna in Qinling Montagne, in particolare nel fiume Heihe al piede orientale, la Shitouhe fiume a piedi il nord e il Xushui e Taibaihe fiumi a sud piedi della montagna.

Status di minaccia: Vulnerabile.
Biologia:  Una crescita lenta pesce che abita i fiumi. Un pesce di acqua fredda e non va al mare; trova profonde acque fredde durante l'estate; possono essere trovati sotto il ghiaccio nel tardo autunno e inverno . Si nutre di insetti adulti e larvali, amphipods, piccoli pesci, rane, topi e salmone spawn . Durante la deposizione delle uova il corpo si trasforma in un colore rosso scuro e le pinne pettorali e dorsali passare a un arcobaleno di colori (Ref. 12218).  
Lista Rossa Stato:  Not Evaluated  
Pericolose:   Innocuo 

 

 A giugno riceviamo   la felice  notizia di aver trovato  quattro posti  su un   volo Milano - Ulaan Baatar  dopo qualche mese dalla prenotazione… in lista di attesa alla Miat   Mongola e alla Aeroflot  Russa.

 La roulette Russa ci ha freddati destinandoci  alla compagnia dell’omonimo stato, che però ci ha comunque permesso di realizzare il nostro progetto.

Per sconsigliare - senza aver però provato l’alternativa - tenderei a descrivere la compagnia aerea dell’ex Unione Sovietica decisamente  di tendenza  capitalista  da  Milano a Mosca e  nettamente bolscevica  da  Mosca  a Ulaan Bataar, come qualità degli apparecchi e rispetto degli orari e dei diritti umani (munirsi di un paracadute portatile).

 Arrivati nella capitale Mongola al mattino presto, eravamo attesi dalla ns  guida Baagiie (alias Batjargal Tuvshin),un giovane dottore universitario con un buon inglese che desiderava  perfezionare con degli europei,  quanto noi sognavamo di catturare i Taimen: noi  abbiamo acquisito qualche parola di  inglese  in più  ed i Taimen non li ha  presi neanche lui !!!!!

L’autista Sumia ci ha  subito accolti con riverenza sul  suo pulmino dal soffitto trapuntato, tipo Uaz 4x 4  1300 benzina, che abbiamo poi scoperto funzionare altrettanto bene con petrolio bianco , meno infiammabile  e costoso della pregiata essenza !

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I primi due momenti difficili  della vacanza sono stati: il prelievo in banca  del saldo del pacchetto concordato con l’agenzia mongola  e la visita obbligatoria al museo naturalistico  nazionale.

 

Per dei pescatori incalliti, con la smania di pescare, è stato lunghissimo aspettare  che il  Ministro del tesoro tenesse  una lezione  sulle carte di credito agli impiegati della Banca  Nazionale,  ma visitare quell’esposizione di animali imbalsamati,  con annessi i loro  parassiti necrofili più  attivi e vivaci che mai, con addosso  una trentina di ore insonni  è stato eterno.

 Le poche energie rimaste sono aumentate a dismisura  poco dopo, non tanto per aver  caricato a bordo il cuoco da campo Miga  (nessuno di noi avrebbe scommesso 2  lire o& nbsp; 0,0010329  € su di lui vista la giovane età), ma per aver scoperto che saremmo stati accompagnati nel primo campo dalla barista  Softa , una donna !! Una  giovane, carina  donna,  un po’ di cascina e impenetrabile !

 

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 Partenza  per il primo campo, 3 ore di   pulmino , con qualche sosta per acquistare latte di cavalla fermentato e per fare i permessi di pesca  in un paesino dotato di toilette pubbliche (preciso che in quel  paesino non esistevano i gabinetti privati).

 Il vecchio del villaggio, con gli occhi bianchi, voleva le mie scarpe! Un anziano nel luogo dove abbiamo fatto i permessi da pesca mi ha ammirato le scarpe per almeno un quarto d'ora e giuro non ne avessi avuto bisogno per il resto del viaggio ,gliele avrei regalate volentieri!!!!! 

Piste  sterrate attraversando greggi di capre del cachemir, cavalli allo stato brado, mucche, buche, guadi, capocciate sul tetto del pulmino trapuntato  che ci hanno fatto citare tutte le divinità  adorate  al mondo.  Forse  proprio tutte quelle preghiere ci hanno fatto raggiungere … il paradiso!   GUN  GALUUT !

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Gun Galuut  Camp nel parco nazionale  omonimo: una pianura  circolare  di una ventina di km di diametro dove  in mezzo scorre il Kerlen River,  in un anfiteatro naturale  a 1500m slm  tra  montagne poco più alte con una  costruzione bellissima  a disposizione dei temerari come noi, con docce, gabinetti, sala ristorante, luce elettrica, tende Siberiane, birra  ecc. ecc.

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 Eravamo  davvero in Mongolia!

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Dal  balcone  del lodge , Marco  (nelle prossime avventure  “Tonino  Guerra”),  Mimmo, Corrado (Corvo Bianco) ed io  vedevamo l’Eden,  modificato a mo di una pianura, montagne intorno e  il fiume, il  Kerlen, in mezzo!

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 Nei giorni a seguire percorreremo a salire, per tappe distanti molte ore di pulmino l’una  dall’altra ,diversi rami e ambienti di questo fiume  con paesaggi  stepposi, collinari,  montuosi,  boscosi e  montuosi collinari però sempre con  branchi di cavalli, capre del  cachemir, mucche, yak, aquile e pochi,  ma pochi, Mongoli.

 Il percorso sarà compiuto nella provincia  di  Tov  in prossimità  di Mongonmorit Sum    e    Bajndelger  Sum.

 I° giorno di pesca.

Nel  pacchetto era inclusa anche una guida di pesca che incontreremo  solo il secondo giorno, quindi abbiamo provveduto al nostro ambientamento fluviale da soli, in un fiume a letto largo con lame profonde in testa e raschi ottimi, dall’acqua leggermente velata a causa di un affluente a circa 40 km a monte in cui estraggono oro e  quindi perennemente  sporco!

Che esche usare ?  

esche  FOTO ESCHE CHE HANNO CATTURATO Image

La notte precedente sotto una via lattea che faceva da luna, avevo imbracciato una 14 ‘ da salmone e caricato degli artificiali tipo “nutria “ nella speranza che qualche  Taimen colpito sulla testa rimanesse tramortito e quindi salpato, fotografato e doverosamente  rilasciato, - come facciamo noi con tutti i pesci  catturati da oltre  15 anni -  ma la  malasorte, unita alla quantità minima di pesce lupo presente nel fiume,  sommata al fatto di non conoscere il tipo di pesca e pesce,  non ha permesso ne a me ne a gli altri ,di avere questa soddisfazione!

 Questo tipo di pesca pesante si è ripetuto in diverse occasioni per tutti i giorni a seguire e l’epilogo è sempre stato lo stesso. Il dubbio atroce di non essere capaci,  continua a tormentarci ad ogni viaggio: suma  nen buun non è un  detto mongolo, ma puramente  Piemontese: lingua  normalmente parlata da noi nei nostri viaggi, che tradotto significa “ non siamo capaci” !!!!!!

Torniamo al primo giorno: sole e temporali di mezz’ora, pace e  natura, un  cane morto nel fiume (non nel senso che c’eravamo solo noi, era proprio morto!), canne pesanti e leggere, finali del 20 /25,  imitazioni di cavallette fatte da noi e acquistate da Silvano (un socio del club che oltre ad essere un distributore di ottimi prodotti da pesca a mosca, ha rinunciato ad un viaggio su Marte solo perché l’ultima sonda pare abbia confermato l’assenza di acqua); in caccia le prime bollate, le prime trote  su ami del 6 dell’8 tutto a secca, pesci di taglia minima 40 cm   autoctoni, le Lenok le trote  dalla bocca soffice ed in mezzo qualche  sparuto occasionale cavedano.

La vacanza si prospettava buona !!!!!!.

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Alla sera, ebbri di queste emozioni (anche  Marco “Tonino G.” aveva un luccichio predatore negli occhi che non vedevo da tempo), dopo aver mangiato e bevuto  comodamente e bene, estasiati dallo spettacolo del tramonto goduto dal  balcone del  Gun Galuut Lodge, già un po’ buddisti- sciamanisti, pensiamo  di trasferirci lì per sempre a scapito di impegni familiari vari, famiglie allargate, GP  F1, Valentino Rossi,JIMI HENDRIX ecc. ecc., ignorando che il dono dell’ubiquità apparteneva solo a Mamma Ebe Giorgini e a qualche Madonna  europea, comunque non  a noi:    un classico  ricorrente in  ogni nostro e sicuramente vostro viaggio importante!

 Prima di ritirarci nelle ns. tende accoglienti scopriamo il programma del giorno dopo, consistente in un viaggio al primo accampamento con tende leggere, dopo aver prelevato la guida di pesca , essenziale per riconoscere le piste ed andare quindi in direzione dell’Onon River  e non verso i Gobi e ovviamente: pesca a mosca selvaggia!!!!

 II° Giorno di pesca.

Partenza ore 8, ma il mezzo a benzina costretto a petrolio non accende !!!!!!

Se quel mezzo non avesse avuto una batteria probabilmente di una littorina, che ha permesso la sua accensione dopo 30 minuti di avviamenti insistenti, non  ci sarebbe stato il secondo giorno consecutivo di pesca !!

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Dopo un’ora Mongola, arriviamo in una città  impronunciabile sul tragitto  verso la nostra meta  per caricare la nostra guida di pesca  Bairà, in seguito denominato Karn Ad Kan  o Sgorsa. ( carn ad can in Donatese significa letteralmente “ carne di cane” e si utilizza per descrivere chi non patisce nulla, mentre sgorsa è il sinonimo   Piemontese di Airone).

La città era un agglomerato di case di legno, cani zoppi, loschi figuri e altre cose tipiche per 100.000 abitanti, ma pulita! Scherzavo…

Carichiamo con noi la Sgorsa e partiamo al completo:

Baagii,l’interprete giovane marmotta  salesiana che farà fermare il pulmino per acquistare un pallone (la nostra sorte era segnata in un incontro fuori casa Mongolia –Italia sempre rimandata fino all’ultimo), l’autista  Sumia, il cuoco da  asporto Miga, la guida di pesca  Bairà, Marco, Mimmo, Corrado ed io Alberto, otto su un pulmino dei miracoli per un viaggio  sulle  infernali piste della steppa verso la zona campo, Khetsuu Gatsaa a 2000m slm.

Khetsuu Gatsaa                                                  Image 

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Arriviamo a destinazione, montiamo le tende su un cucuzzolo ventilato per evitare le zanzare e le mosche  veramente agguerrite calpestando almeno un migliaio di stelle  alpine, immediatamente Karn Ad Kan raccoglie ed accende degli escrementi essiccati di equinide (in seguito merde di cavallo secche) il cui fumo risulta un palliativo contro l’attacco degli insetti, Miga  cucina il pranzo ottimo come tutte le colazioni e gli altri pranzi e cene da fare invidia al cuoco della Saratoga, ci nutriamo e verso le due del pomeriggio, prima lezione di pesca a mosca della guida, su questo fantastico ramo del Kerlen a quota 1900- 2000   m slm.

 

ATTREZZATURA…E PRIMA LEZIONE DI PESCA 

Attrezzatura Europea .

Senza scendere in particolari,di opulenza moschista medio bassa.

 

Attrezzatura Mongola

Trote: canna in fibra di c.a  600 gr x 4 m, di sezioni di diverse annate, colore e marca, recante lunga bava con  amo su cui agganciare cavalletta viva (riusciva a fare uno spey con quella roba!!!)

Taimen: tubo in alluminio di c.a 1.5 m con mulinello anomalo.

Abbigliamento acquatico: 2 paia di “waders” uno rosso ed uno nero in maglia sintetica (pantaloni di tuta da ginnastica) non impermeabile che utilizzava a giorni alterni e ottimi anche come pigiama e pantalone da viaggio.

Dentatura: un dente ogni tre quarti d’ora.

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Prima ed unica lezione ed azione di pesca tradotta dal Mongolo all'Inglese:                                                                                                                                                               & nbsp;                        

sulla riva  del fiume,  catturata una cavalletta di modeste dimensioni e gettata in corrente, osservare la  bollata indicante la posizione del pesce per poi  pescarci sopra. Fine lezione

 Molto cortesemente i nostri accompagnatori ci offrivano cavallette catturate all’istante però noi  li abbiamo stupiti con le nostre, in pelo di cervo, che catturavano più d’un unico pesce.

 La guida Sgorsa che avrà avuto una cinquantina d’anni aveva un’irrefrenabile voglia di pescare che superava tutte le nostre messe insieme, un bimbo  davanti ad un emporio di giocattoli con una carta gold coperta per un miliardo !!!!!!!!!  Cavallo goloso!!!

Per tutto il giorno ci è passato davanti,dietro, in mezzo, sopra;  ha tenuto tutte le Lenok dai 40 ai 45 cm che ha sfilettato quel giorno e i successivi e non abbiamo mai visto dove tenesse tutte quelle trote !!!!!!!! (Solamente uno degli ultimi giorni di viaggio, dopo aver notato una pozza di sangue sul pavimento del pulmino, abbiamo dedotto che avesse un suo nascondiglio !!!)

Morale, lo abbiamo lasciato fare anche perché ci siamo calati nell’ambiente e anche noi abbiamo catturato( ma  rilasciato) tante bellissime e potenti trote.

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 Soddisfatti alla sera, cena da campo ottima,condita da decine di insetti piccoli e grandi portati dal vento  nelle zuppe (Baagii e noi toglievamo i più grossi, il resto del gruppo indifferente apprezzava), chili di merda di cavallo secca che bruciava, tutto ciò però in un posto bellissimo, immerso in una quiete inquietante, qualche calcio  al pallone nella sera tarda,forse anche osservati da distante da qualche lupo  siberiano che avrà pensato le stesse cose che pensiamo noi, dalle nostre parti, quando vediamo dei milanesi che fanno pic-nic sul bordo della Settimo Vittone.

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Ormai notte, andiamo a dormire.

 LA MORTE  BIANCA  

Le temperature per tutto il viaggio saranno variate dai 12°ai 25 °C, ma quella notte, la prima notte in tenda leggera e in sacco a pelo in discesa, forse siamo arrivati allo 0° C: non importa se erano anche solo 2° C, ma è stata durissima, addirittura da dissenteria .

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                                                                                         III° giorno di pesca

Sopravvissuti,  alla buonora,  trasciniamo i nostri corpi irrigiditi sul mezzo e scendiamo un dirupo che  - anche chi non usa la jeep  solo  per portare i bambini a scuola - non affronterebbe se non per pazzia; giunti nel piano, un Ranger a cavallo (non dimenticatevi il Parco Nazionale) ci richiede i permessi custoditi   dalla giovane marmotta e dimenticati ovviamente nel campo sulla collina:

 

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sfiorata la multa anche in Mongolia!!!!!!!

Autista e interprete tornano col Ranger al campo per convalidare i permessi, noi con la guida di pesca iniziamo  la battuta .

Grossi pesci, tutti a riva , tutti a secca con cavallette, grosse sedge, topolini finti, ogni pesce di taglia verso i 70 –80 cm per noi era un Taimen, ed interpellavamo Bairà che puntualmente diceva <Taimen! Taimen! no Taimen .. Lenok, Lenok!!!> e nel frattempo ne approfittava per scavalcarci , attraversare davanti le nostre passate ecc. ecc. non per cattiveria, ma per foga, frenesia di pescare fino a che con dispiacere, ma giustificati dal nostro esborso,  lo abbiamo pregato di stare ad una certa distanza dalle nostre postazioni per tutta la continuazione  del viaggio. Con dispiacere…  però abbiamo dovuto farlo!!!!!!!!

Continuiamo la pesca con  tante trote, grosse  belle, selvatiche, autoctone, combattive … Lenok.!!!! Ma  niente Taimen, nulla di grave, l’importante è pescare su qualcosa che abbocca a galla e che  alla fine  appaghi:

un po’ come quell’altra specie  che ci piace tanto, bionda, bruna, rossa , nera autoctona o no, l’importante è che dopo averla fatta abboccare  ti regali sensazioni; come nella pesca, anche qui, ognuno ha le sue imitazioni preferite ed in parte  conta anche l’attrezzatura!!!!!!!!

 

           

SUCCESSIVI GIORNI DI PESCA

 Ancora una notte, ancora una mattinata di pesca in loco poi si smontano le tende e torniamo indietro, verso un altro campo fisso, con confort e felicità.

 II ° CAMPO   ATTREZZATO            KAAN KERLEN  

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A Kaan Kerlen   torniamo ad una situazione  quasi  familiare, addirittura la corrente elettrica nelle tende, persino qualche onda gsm sul tetto della sala massaggi, utile per aggiornare i nostri cari.

Il proprietario del campo ci accoglie omaggiandoci di un qualcosa da aspirare col naso: a detta di chi si è distinto in chimica, nient’altro che tabacco da presa, molto raro ed offerto solo nelle grandi occasioni ad ospiti speciali.

Noi eravamo ospiti speciali: Italiani!!!

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All’improvviso  nella sala ristorante del campo una tv con dedicato a  noi …….: Felicità, un DVD  introvabile! Sì, Albano e Romina, n.° 1 nelle classifiche Mongole dall’epoca di “Felicità”, eroi nazionali onorari e noi a far finta di conoscere tutte le loro canzoni e ben lungi da far trapelare la notizia della loro separazione; saremmo stati in serio pericolo!!!!!!  Misteri  etnici !!!. 

Dopo una notte in tende e letti confortevoli - doveroso specificare che le coperte erano  di cachemire - riprendiamo i nostri spostamenti verso un nuovo bivacco sempre con tende da campeggio, però a quote  meno impegnative e sempre sul bordo di uno dei rami del Kerlen River.

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Ancora  Lenok, qualcosa di grosso mi ha tranciato di netto lo 0,30  con una bollata  impressionante!!!!!  E così via  per i giorni a seguire, ogni tanto qualche piccolo temolo sempre pescando a secca , con tutte le mosche un po’ grosse che avevamo nelle scatole.

 

Sul più bello che si era in mezzo al fiume, bisognava far posto magari ad una mandria di mucche piuttosto che ad un branco di cavalli o spostarsi comunque, perché un torello di qualche quintale, intravedeva in qualcuno di noi quella vacca di sua madre, e allora si avvicinava al trotto per poi virare all’ultimo.

Intimorito da una mandria di mucche di un centinaio di capi giunti al fiume di corsa per bere, sono rimasto allibito nel vederle radunare e ricondurre al pascolo da un bimbo di 6/7 anni a piedi, con un fuscello in mano. 

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Famiglia  mongola

 Una famiglia di allevatori di cavalli da corsa (la gara di galoppo dell’anno prima è stata vinta da una bambina di 11 anni), ci ha accolti nella propria dimora  estiva ,quindi una casa di legno e non una tenda, offrendoci tutte le loro specialità quali tomini secchi di capra  affumicati ( che erano di poco migliori di alcuni biscotti da colazione Italiani al gusto di saponetta), latte di cavalla fermentato ( ph – 20), mascarpone e latte  filtrato dai mosconi annegati.

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 Mentre noi ci sollazzavamo  in questo ricevimento, la guida di pesca Bairà detta Sgorsa , acchiappava pesci di taglia minore quali bottatrici e temolotti per  indurci  poi nelle ore seguenti a pescare questo benedetto Taimen col vivo!!!!!

 Era veramente dispiaciuto di non poter soddisfare le nostre aspettative!

Va fatta una considerazione sulla vita dei Mongoli nomadi classificabili economicamente poveri; tutte le famiglie possiedono mucche, cavalli, capre e cammelli, chi più chi meno, ed il loro capitale è espressamente quantificato in capi di bestiame; tutti hanno tende Girt per l’inverno, molto calde, ed una casa di legno fissa per l’estate.

Indistintamente per le tende o le case non c’è corrente elettrica , campo telefonico , impianto di riscaldamento e idrico, si, sono poveri, ma anche se avessero tanti soldi a meno che cambiassero vita , cultura e Paese non potrebbero spenderli !!!!!!

 Sicuramente la loro è una vita durissima legata ad una selezione naturale vera e propria però, scommetto che non la cambierebbero con la nostra per nessun motivo e questo permetterà a questa Nazione di rimanere così come l’abbiamo vista noi ancora per molto tempo, con le sue tradizioni , bellezze naturali ed etniche.

Continuiamo la nostra avventura nel nuovo accampamento circa a metà strada dal punto di partenza Gun Gaaluut e l’accampamento in montagna a Khetsuu  Gatsaa.

GANTS MODNII  JAM       

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Ci fermiamo, rimontiamo le tende e ormai scarseggiando i viveri peschiamo e teniamo qualche pesce per mangiare. Addio NO KILL!!!!!

. La pasta è finita!!! Non c’e’ n’è  più !!

Miga  provvede ad impastare farina ed acqua del fiume e dopo aver chiesto il nostro permesso, con un tubo di una  canna da pesca  tira l’impasto e produce  dei tagliolini che sapientemente cucinati ci regaleranno delle soddisfazioni!!!!!

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 Sempre gran pesci, belle Lenok,  nessun Taimen, ma siamo troppo felici di vivere quei momenti… arriva la sera  e la cena è pronta , zuppa di pesce  alla Mongola e trote in  pastella .

 

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Nell’oscurità vedo Bairà   attraversare il campo con un borsone della “ FILA”, azienda internazionale che ben conosciamo  noi Biellesi; un po’ stupito di ciò penso” ci sarà un punto vendita  FILA  a Ulaan Bataar !?!?!!!Ovvio !!!”.

Andiamo a dormire sempre per terra, in tenda  ma decisamente più comodi e a temperature sopportabili.

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Al risveglio in questo incantevole sito, sento Mimmo pregare, ancora  un po’addormentato e chiedendogli  il motivo della sua agitazione, mi risponde che non trova più la sua borsa dove riponeva i Wader!!

Dialogo.

IO– ma che borsa era?

MIMMO---un  borsone  della FILA  bianco!

IO- ieri sera ho visto la Sgorsa che andava via con un borsone della Fila e ho      pensato  che ci fosse un punto vendita in Mongolia…..

Dopo  alcuni minuti….

MIMMO- oh !!! porca  troia !!!! il  mio borsone è pieno di escrementi essicati di equinide (merda di cavallo secca!!!)

Tutti a ridere, come facciamo ancora adesso quando ricordiamo quest’episodio!!!!!!!!

RITORNO A Gun Galuut ultimi giorni in Mongolia 

Rientriamo verso la capitale, riportiamo a casa  Bairà, la guida di pesca, che ci voleva omaggiare di una testa di Taimen imbalsamata, nel frattempo il cuoco Miga,  dopo aver giocato su di  una moto in sosta, è stato in grado di spaventare un cavallo con cavaliere e pecora  squartata a spalle (consegna a domicilio): in mezzo alla steppa  mentre fotografavamo  yak e cammelli si divertiva a tirare pietre a torso nudo ai gibbosi per  smuoverli dal loro ruminare !!!!!!!!

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Torniamo al Gun Gaalut Camp, quel posto incantevole che ci ha fatto scrivere sul diario degli ospiti che se fossimo mai morti avremmo voluto essere sepolti lì. Peschiamo ancora due giorni incessantemente, viviamo quell’atmosfera  mistica che veramente ci ha fatto dimenticare addirittura i nomi di alcune vie di Biella per fare un esempio, oppure continuamente dimenticare gli occhiali da vista  ad uno di noi, in quanto  vedevamo  tutti meglio! Incredibile, ma vero!!!  Forse l’ambiente incontaminato  e  il vero relax della mente !!!!!!!!!

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Mimmo e Marco vedono un giovane cavalcare a pelo e guadare il fiume , praticamente  facendo nuotare il suo cavallo !!! Li ha invitati nella sua tenda non per Paccianesimo, ma per avere dei compagni di merenda nel vero senso della parola !!!!!!!!!

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 Sport Alternativi

Così c’eravamo dimenticati anche della partita a pallone promessa il primo giorno….

Ok: Mongolia - Italia  ( 0-2 ) giocata alle 9.00 di sera con tanto di pubblico, costituito dallo staff completo del campo, ragazzi e ragazze. Ormai era inevitabile!!!!!

Personalmente ho rischiato un infarto e necrosi cellulare, ma abbiamo vinto nonostante che il giorno stesso, due di noi (Corrado e io siamo andati a pesca) avessero già vinto la corsa in montagna a fotografare Mufloni, a scapito di Baagii , Miga e Sumia; i fratelli Marco e Mimmo veramente si allenano da anni !!!!!!!

La rivincita dovuta, è iniziata 4 contro 4, poi un cuoco di riserva è corso in aiuto alla propria nazionale  e dalle formazioni originarie  siamo diventati  4 italiani contro 7/8 Mongoli , dopo il mio ritiro per carenza di ossigeno,  è finita in un bel pareggio a squadre miste!!!!! Se venti anni fa  avessi scommesso che la partita a pallone successiva l’avrei giocata in Mongolia, avrei vinto una scommessa impossibile  1  a 1000 . !!!!!!!!!!!!!!!

 Arrivederci Gun Gaalut

              

RITORNO AL FUTURO 

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Ripartiamo per la città, il pulmino con le gomme tutte tagliate, ma gonfie, perde la terza a mezz’ora da Ulaan Bataar, ci sistemiamo in un hotel per l’ultima notte, diverso da quello prenotato - perché senza acqua - e con difficoltà apprendiamo di dover assistere ad una rappresentazione artistico- musicale  Mongola che poi si è rivelata davvero bella.

 Ceniamo ad un ristorante che chiameremo “ MISTURA PACELLI “, locale innovativo e particolare (così denominato, in quanto non si capiva bene come funzionasse e il nomignolo è derivato da un modo di dire del nonno dei fratelli Marco e Mimmo,  che  - considerando Papa Pacelli  un casinista - quando la nonna gli proponeva un piatto strano, chiedeva appunto se si trattasse di una “MISTURA  PACELLI”).

Visitiamo  alcune vie vicino all’hotel prima di andare a dormire ed addirittura una “stupid” cerca di  comunicare con noi, ma non riusciamo a capirci (la definizione  italiana di “mongolo” si traduce in “stupid” ,in anglomongolo

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 Il giorno dopo rientro in Italia, l’aereo partirà con 6 ore di ritardo, scalo non previsto  a Novosibirsk e in totale 7 ore di aereo fino a Mosca,  oltretutto  senza un gabinetto, poiché ad un pescatore italiano sono cadute tutte le salviette dentro e l’ha intasato ….   Tristi di aver lasciato quei  luoghi e quelle persone ci ripromettiamo di tornare appena possibile !!!!!!!!!!!! Mal di Mongolia.

 In questo bel viaggio in un paese affascinante,non  abbiamo catturato nessun Taimen, che  erano le prede più ambite da tutti  noi, però ci siamo abbondantemente soddisfatti con una gran quantità di trote Lenok  autoctone. Le nostre esche hanno subìto attacchi violenti e sono state strappate senza  poter porre  resistenza alcuna,oppure abbiamo visto avventarsi contro pesci di taglia notevole, che poi l’hanno rifiutate.In ogni modo non siamo sicuri che questi attacchi fossero di pesci lupo,come viene chiamato il Taimen in Mongolia.

Il titolo”Taimen,Taimen! No Taimen! Lenok, Lenok “ora dovrebbe esservi più chiaro!

Abbiamo notato che la taglia dei temoli era molto piccola : non avendo catturato ne visto temoli “adulti “(facile preda per chi sta in cima alla catena alimentare), abbiamo considerato che quest’ultimi si sarebbero trovati in alcune, uniche, zone del fiume, dove i probabili  pochi ma grossi Taimen , non fossero presenti.

 Nelle battute di pesca Europee e soprattutto in Italia è raro pescare esemplari autoctoni e non d’immissione : questo è già un motivo, secondo noi, sufficiente per affrontare e consigliare un viaggio simile.

 Questo è il  mio primo reportage di viaggio  che compare sul nostro sito e  a  differenza degli articoli che compaiono sulle riviste specializzate, il contenuto è fedele ai fatti accaduti : mi riferisco agli episodi di vita ,sensazioni , descrizione delle catture ,luoghi ed artificiali utilizzati se descritti.

Per informazioni dettagliate sui luoghi ,costi e contatti in Mongolia, potete scriverci e saremo lieti di esservi utili.

In caso che non si sia catturato nulla o poco niente , ciò verrà  scritto nei prossimi reportage , senza alcuna vergogna in quanto siamo pescatori a mosca che viaggiano per divertirsi in compagnia ,in Italia e nel resto del mondo, senza avere il  patema di apparire “bravi pescatori “ o dover vendere  qualcosa.

Le cose che accomunano il gruppo , Marco ,Mimmo, Corrado , Alberto (e gli altri che vorranno accompagnarci) ,sono la voglia di divertirsi pescando (  rilasciando il pescato) e  scoprire cose  e posti a noi nuovi.

Molte volte ingarbugliamo il finale,perdiamo la mosca dietro e non peschiamo bene al pomeriggio perché invece di un panino a mezzogiorno, siamo andati al ristorante .

Riguardo alla quantità di catture mi è successo molte volte di fare dei veri e propri censimenti di un fiume però anche quando mi è andata male( magari proprio nell’Uneç circondato dalle bollate o nelle riserve  più popolate  che mai), mi sono sempre appagato riferendomi al detto:

 piuttosto che niente, è meglio piuttosto!!!

Si può anche catturare poco, ma trovarsi in mezzo alla natura ,in buona compagnia e con una canna da mosca in mano per me significa già “piuttosto”.

Arrivederci a presto.

Un ringraziamento particolare al Sig Federico Pistone che ci ha indirizzato alla Sig.a Lara per iniziare il nostro viaggio.

Alby Spey

 

 

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