Azioni contro la nuova Centralina sul Cervo a Campiglia

 
OSSERVAZIONI SUL:
PROGETTO DI COSTRUZIONE DI IMPIANTO IDROELETTRICO SUL  TORRENTE CERVO
PROPONENTE COMUNE DI CAMPIGLIA
   


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Premessa

Pur essendo innegabile che l’energia idroelettrica venga generata senza produrre CO2 , (se si esclude quella prodotta in fase di costruzione di questi impianti, che non è poca), risulta ormai assodato che tale risparmio  può essere considerato  ininfluente al raggiungimento di quanto stabilito dal protocollo di Kyoto poiché, comparando l’anidride carbonica equivalente non prodotta non avendo utilizzato idrocarburi, con quella non assorbita dalla vegetazione riparia, venuta a meno a causa della riduzione dell’alveo, si arriva a un saldo pressoché nullo (0,03%). (come recentemente esposto al Forum Energia di Torino  dal professore L.Ridolfi del politecnico di Torino)

Resta altresì evidente che il modesto contributo di un nuovo impianto, come quello proposto dal Comune di Campiglia, fa parte di quella modesta residua produttività rimasta a disposizione, dopo che in Piemonte è già stato sfruttato ben il 92,5% del potenziale complessivo, sacrificando la gran parte dei corsi d’acqua, a tutti i livelli e in quasi  tutte le aree.

Esaminando attentamente il corso del Torrente Cervo nel suo insieme, seguendo gli indirizzi della Regione Piemonte, che prevedono , tra l’altro,  l’attuazione di  una pre-pianificazione per area idrografica, e non ci si limita ad una valutazione impianto per impianto, è possibile affermare che questo corso d’acqua è già sottoposto a uno “stress biologico ed idrico” non indifferente dovuto ad un eccessivo numero  di prelievi che ne interrompono la continuità biologica.

Le quattro varianti progettuali, andrebbero infatti ad impattare sul tratto medio-superiore del Torrente Cervo, unico tratto del medesimo a non avere ancora subito il degrado provocato da  detti prelievi, che invece hanno pesantemente infierito sull'intera asta a valle in località Malpensà.

Di tale grave situazione è possibile prendere visione, rileggendo la ricognizione sul fiume, redatta lo scorso anno dalla stessa  Provincia di Biella.

L'attuale orientamento della Regione Piemonte è quello di introdurre, nel calcolo dei DMV, parametri come i fattori N, T, F e Q , per poter ottenere, a fronte del DMV di “base” un DMV “ambientale” più rispettoso degli ecosistemi e dell’ambiente nel suo insieme. Sottolineiamo come lo stesso venga già applicato in alcune province piemontesi per il territorio di loro competenza.

Da non dimenticare inoltre, che la diminuzione della portata intacca inevitabilmente la qualità dell'acqua che,  ai sensi della direttiva 2000/60/CE entro il 2015 dovrà raggiungere livelli medi pari a “buono”.  Nella cartina redatta dall’Arpa Piemonte il Cervo rientra tra quelli probabilmente a rischio di non raggiungimento dell’obbiettivo; rischio che potrebbe, con tali interventi, trasformarsi in certezza. Ogni ostacolo al raggiungimento di quanto previsto per legge, può contribuire ad arrecare un enorme danno economico, misurabile con le alte sanzioni previste dalla Comunità Europea in caso di inadempimento, il cui costo  ricadrebbe sull’ intera collettività. 

Ricordiamo infine che a fronte di vantaggi economici immediati e a favore di pochi , restano da valutare i danni, spesso irreversibili, che si manifesteranno nel medio /lungo periodo a carico della collettività.

E’ purtroppo ricorrente, come recentemente dibattuto nel forum “Acqua ed Energia” tenutosi a Torino il 9 aprile scorso, che a fronte di minuziosi calcoli che tengono in considerazione il costo fin dell’ultimo bullone per unire le condotte forzate, i danni all'attrattiva della zona, alle attività alternative e al turismo in generale, non vengono mai presi in considerazione.
Il padre dell’ecologismo e dell’ambientalismo moderno, Ald Leopold, già nel 1948 notava come i danni a ciò che è difficilmente monetizzabile non vengono mai considerati. Leopold si chiede “forse non cantiamo già il nostro amore e il nostro impegno per questa terra di libertà e coraggio? Certo, ma che cosa e chi amiamo?(…) Certamente non i corsi d’acqua, che pensiamo servano solo a far girar turbine, trasportare chiatte e portar via le acque discolo;(…) un ‘etica della terra non può certo impedire la modifica, la gestione, e l’uso di queste “risorse” ma afferma il diritto che esse continuino a esistere e, almeno in certi luoghi particolari, possano conservare il loro stato naturale”.
Si tratta di quei costi che in economia vengono chiamati delle “esternalità negative” che però, paradossalmente, nessuno tiene mai in considerazione. Se solo si provasse a quantificare un danno al turismo di qualche punto percentuale o una diminuzione del valore degli immobili, che in una valle a “vocazione turistica”,  sono rappresentati in buona parte da seconde case, le poche decine di migliaia di euro in energia prodotta da un privato, non giustificherebbero tali devastanti interventi.
    



Osservazioni

Appare subito chiaro che la scelta di un tratto di torrente con pendenza così ridotta, è dettata più da motivi di opportunità che di raziocinio. Ipotizzare di sfruttare corsi d'acqua con poca pendenza, che obbligano, per supplire alla mancanza di dislivello, alla costruzione di condotte molto lunghe in rapporto all’energia realmente producibile, è una contraddizione che deve essere subito notata.
Il tratto sotteso, ben rappresentato dall‘ analisi idrogeologica della stazione n. 2 dello studio effettuato dalla ditta incaricata dell'analisi ambientale, come dichiarato dalla stessa,  ha una profondità media di 25 cm con punte massime di 80; il prelievo ipotizzato si aggira in media sul  75% dell'intera portata esistente. Senza bisogno di calcoli ingegneristici è chiaro che l’ altezza dell’acqua presente si  ridurrebbe a soli 6/7 cm lasciando completamente asciutte tutte le attuali diramazioni laterali, habitat indispensabile per l’accrescimento e lo svezzamento dei giovani avannotti. Risulta veramente fantasiosa l'ipotesi di mitigare tale effetto costruendo “pool” artificiali per consentire l'utilizzo del torrente agli altri fruitori e creare zone di “compensazione” per la fauna ittica. Tali pozze che, non essendo frutto di una evoluzione naturale del corso d'acqua, ma una modifica posticcia, non possono  essere realizzate se non con devastanti interventi di artificializzazione  che stravolgerebbero la fisionomia e la naturalità del torrente, portando una mitigazione temporanea in quanto, a causa della loro ubicazione,  verrebbero riempite e rese inutili dalla prima piena.


Il fatto che sia stata rilevata la necessità di creare pool artificiali per non danneggiare ad esempio i bagnanti, è l'ammissione implicita del pesante impatto che potrebbe avere l'opera sul turismo e sul  diffuso e discusso, anche dalla stampa locale, fenomeno del  “popolo dei bagnanti del Cervo”. Nel lungo tratto in questione sono centinaia i biellesi e non che hanno preso l’abitudine, soprattutto in questi ultimi anni di ristrettezze economiche, di passare salutari giornate immersi in uno dei pochi ambienti fluviali ancora indenni da pesanti antropizzazioni.

Il proponente, in modo superficiale ed inaccettabile,  considera il torrente, non come un prezioso meso-habitat, fatto di peculiarità e varietà da proteggere per quello che sono, bensì come terra di conquista da scavare, modificare e ?? rendere più allettante e attraente!??  Ciò considerato si ritiene necessario ribadire che il danno provocato ricadrà sull’intera vallata, mentre i proventi di tale operazione andranno ad esclusivo beneficio del proponente che, nel caso in questione, è il piccolo comune di Campiglia Cervo.

Il fatto che tali proventi vadano ad un singolo comune, è altresì discutibile, se  si considera che questi non ne sosterrebbe né le spese di costruzione, né quelle di manutenzione e gestione,  poiché tutte, nessuna esclusa, sarebbero a carico della ditta a cui il Comune stesso cederebbe la concessione a un canone di 35.000 € per 30 anni (come è stato dichiarato dallo stesso sindaco durante il consiglio comunale del 16 aprile scorso) Trattandosi dello sfruttamento di un bene demaniale,  tali proventi dovrebbero essere distribuiti all’ intera comunità montana locale.

Dal punto di vista economico, risulta  eccessivamente lungo il tempo di ammortamento dell’opera; analoghi impianti riportano di consueto un periodo di 20 anni anziché di 30 come in questo caso. Il che non è poco: vuol dire un incremento del 50%  (10 anni su 20) .
Tale lunghezza temporale, che in una società come la nostra in costante repentino mutamento, e che assurge l’incertezza come principale  protagonista del nostro vivere quotidiano, dovrebbe  contemplare eventuali variabili, che noi non siamo riusciti a intravedere: la perdita di efficienza degli impianti, il calo di produzione dovuto alla progressiva riduzione delle precipitazioni  (ved. Monitoraggio meteo-idrologico della carenza idrica nella provincia di Biella – Arpa 2008),  la concentrazione delle stesse in brevi periodi, il fermo per eventi alluvionali, l’indicizzazione dei costi ecc….

Tenendo poi in conto che buona parte degli introiti viene dai cosiddetti certificati verdi, viene a mancare quel il ritorno “industriale“ che un impianto di tale genere dovrebbe comunque avere. Dato che non vengono presi in considerazione i costi di un finanziamento, si presuppone che i fondi siano propri dell’investitore; ma allora, quale imprenditore vincolerebbe per un periodo così lungo il proprio capitale  a fronte di un ritorno così incerto e modesto ?

Ci risulta inoltre che sia il prezzo ipotizzato dell’energia prodotta, sia  quello dei certificati verdi, sia attualmente più basso di quelli ipotizzati nel progetto, con un ulteriore diminuzione della redditività preventivata.
Se   poi, come sopra indicato ,  la realizzazione dell’opera verrà affidata  ad una ditta privata  in cambio di un “compenso” di 35.000 euro annui questi dovrebbero essere evidenziati nei conti presentati nella relazione. Ci chiediamo dunque se è corretto presentare dei calcoli economici come se l'impianto fosse realizzato dal proponente, quando poi nella realtà verrà realizzato da altri con sostanziali modifiche che ne alterano sensibilmente la sostenibilità economica (35.000 € x 30 anni =  1.050.000 € di costi in più)
 

Dal punto di vista ittiologico, la particolare tipologia del tratto, caratterizzato da un susseguirsi di correntine e ghiaieti al termine delle basse “pool”, rappresenta l’areale riproduttivo d’eccellenza dell’intero corso d’ acqua. E’ risaputo, ed è uno dei motivi che hanno portato alla decisione di proteggere quel tratto, che è proprio in quella precisa zona che annualmente si contano il maggior numero di “letti di frega” naturali.

La presenza di un area di “protezione e ripopolamento” e di riproduzione naturale, indica che è necessaria una particolare attenzione e il mantenimento di un elevata qualità dell’acqua  sia durante l’eventuale esecuzione dei lavori che, con l’intorbidamento dell’acqua in periodo di magra (la relazione indica il periodo invernale come quello prevalente dei lavori) potrebbe provocare la morte per soffocamento sia degli esemplari adulti, sia degli avannotti e l’inevitabile deterioramento delle uova, sia durante la gestione dell’impianto: l’ntorbidamento potrebbe essere provocato dalle operazioni di pulizia dell’impianto dai sedimenti o dall’aumento della temperatura e dalla minore ossigenazione causata dalla minore portata.

Un ulteriore problema che si verrebbe ad accentuare è quello relativo alla predazione da parte degli uccelli ittiofagi dovuta,  sia al restringimento dell’alveo e della conseguente diminuzione delle aree di rifugio, sia dalla conseguente diminuzione della già bassa altezza media dell’acqua.
Da più parti giungono allarmanti notizie che la predazione da parte di uccelli ittiofagi è in continuo aumento e che la stessa sta causando una drastica riduzione della massa biotica dei nostri torrenti. (è iniziato all’uopo uno studio, in collaborazione con l’università, in val Sessera sull’impatto dell’airone cinerino sulla popolazione autoctona di trote fario)

Contrariamente a quanto indicato nella relazione della ditta incaricata dell'analisi ambientale, non risultano essere previste immissioni di Salmerini (la cui immissione è vietata dalla vigente normativa) mentre eventuali ripopolamenti dovrebbero essere fatti esclusivamente con avannotti di trota Fario del fenotipo Mediterraneo, già incubati  nell’impianto di Campiglia Cervo e già oggetto di precedenti semine

La costruzione dell’impianto è inoltre in contrasto con il progetto della realizzazione di un tratto  di riserva di pesca, progetto che ha ottenuto l’appoggio e il sostegno, attraverso apposite delibere, da parte delle amministrazioni pubbliche locali (comuni, comunità montana e provincia) e che avrebbe dovuto prendere il via entro breve tempo. E’ ovvia l’incompatibilità , non per motivi legislativi , ma per motivi concreti.

Dal punto di vista estetico, se lo stesso  può ancora venir preso in considerazione, dopo tutti gli scempi previsti, il prevedere “tubature volanti”, che attraversano ripetutamente il torrente, è da respingere e da evitare. Non  esistendo strade che possano far giungere i mezzi pesanti e le relative attrezzature sul lato destro orografico del torrente, dovranno venire costruiti guadi provvisori che interferiranno in maniera rilevante  sull’ equilibrio dell’intero ecosistema acquatico. 

Dal punto di vista della modificazione dell’alveo, è prevedibile che a causa della riduzione della portata, considerando la scarsa pendenza,  si verifichi un aumento dei sedimenti che, oltre ad alterare la morfologia, agisce sulla biocenosi ed aumenta i pericoli di esondazioni e i relativi costi di disalveo per evitarle.


Nel progetto non sono stati previsti  i dispositivi di misurazione dei volumi e delle portate derivate previsti dall'art. 5 della legge 7r del 25/6/07. 

Parimenti non sono stati previsti i dispositivi di misurazione dei volumi e delle portate restituiti    previsti dall'art. 6 della legge 7r del 25/6/07

Non sono previsti neppure i sistemi di regolazione e misurazione del Dmv come previsto dalla legge 8r 17/7/2007 all'art. 12.

Non sono forniti dettagli e le motivazioni del posizionamento e sulla tipologia di “scala di monta”  prevista per il passaggio dei pesci.

Ricordiamo infine che a tutti i livelli, dal mondo accademico a quello politico a quello sociale, si è diffusa sempre più la convinzione che gli ingenti danni causati da questo “idroelettrico marginale” non sono più giustificabili, in cambio del modestissimo apporto energetico fornito. Se tutti i  tratti di torrenti alpini ancora naturali venissero contestualmente intubati e trasformati in energia, a fronte di un danno ambientale incommensurabile, avremmo un incremento della produzione energetica del paese di pochi punti percentuali, risultato ottenibile applicando semplici accorgimenti tecnici e comportamentali, a costo sociale pressoché nullo.  Che l’impatto sull’ambiente sia pesante e che vi sia una crescente “presa di coscienza” anche a livello politico lo evidenzia  la Deliberazione della Giunta Regionale 5 maggio 2008, n. 22-8733 di cui riportiamo un estratto:
“Gli studi condotti per la redazione del Piano di tutela delle acque (PTA) hanno evidenziato le rilevanti ricadute sull’ambiente idrico prodotte dalla presenza di centrali idroelettriche e di dighe che si possono riassumere sinteticamente in:
* diminuzione della velocità della corrente e delle sue variazione stagionali, del battente idrico, del contorno bagnato e conseguente diminuzione dei microhabitat;
* aumento della temperatura dell’acqua (alterazione del range termico annuale e giornaliero con condizioni di riscaldamento estivo, ritardo del riscaldamento post-invernale e ritardo nel raffreddamento autunnale) e conseguente riduzione dell’ossigeno disciolto;
* modifica della dinamica del trasporto solido e riduzione quantitativa e talvolta qualitativa della biomassa;
* diminuzione della portata media annua con marcata artificializzazione del corso d’acqua caratterizzato da prolungati periodi con portate appiattite sui valori minimi;
* processi di stagnazione e quindi sedimentazione di materia organica nonché riduzione della capacità di autodepurazione;
* ridotta turbolenza, conseguente alla diminuzione della portata, e quindi minore ossigenazione delle acque con riflessi negativi sugli organismi animali.
La presenza di sbarramenti sul corpo idrico a sua volta determina vincoli alla possibilità di migrazione della fauna ittica e degli invertebrati; la fauna acquatica subisce inoltre danni causati dall’installazione meccanica delle dighe.
Al fine di riconciliare la protezione del clima con la protezione delle acque e della natura, risulta necessario che l’energia idroelettrica sia generata in modo tale da consentire il mantenimento delle funzioni ecologiche del corpo idrico interessato.
Si pone pertanto la necessità di provvedere con celerità alla definizione di linee di intervento volte a consentire scelte strategiche in materia energetica con una minimizzazione degli impatti ambientali ed una efficace tutela del patrimonio idrico della Regione attraverso l’adozione di criteri che prevedano l’ammissibilità agli strumenti di sostegno e incentivazione finanziari unicamente per alcune tipologie d’intervento. “
La stessa conseguentemente arriva a  ritenere inopportuno il finanziamento di qualsiasi nuovo impianto riconoscendo in modo inequivocabile il grandissimo costo sociale ed ambientale che tali opere causano alla società intera.

E’ evidente che il DMV non è che il punto di partenza di una complessa opera di valutazione: infatti esso ha il compito di cercare di permettere la”sopravvivenza” di un ecosistema (si rifletta per un attimo sulla diversa etimologia e significato delle parole “sopravvivenza” e “vita”) ma non elimina tutta una serie di problematiche  connesse alla riduzione della portata di un corso d’acqua, tipiche di tutti i corsi montani e non solo del Cervo.

Conclusioni

    Gli scriventi, dopo aver esaminato con attenzione la documentazione presentata dal proponente in oggetto, manifestano il proprio dissenso alla realizzazione delle opere in esame, presentate in quattro varianti progettuali,  chiedono che l’autorità concedente:
   
1)Richieda a titolo precauzionale la verifica del fattore di interscambio del fattore “A” come previsto dalla legge 8 r, poiché la conformazione del torrente con lunghi tratti definiti di tipo “run o “reef” , fa supporre una forte permeabilità dello stesso. La zona in questione è infatti un lungo tratto semi- pianeggiante, caratterizzato  dalla presenza di un substrato ghiaioso e pietroso di piccola e media pezzatura. La quantità di inerti, associata alla bassa velocità di scorrimento dell’acqua, lasciano prevedere che la quota di interscambio tra l’acqua in subalveo e quella che corre in alveo, sia molto elevato.
 A sostegno di questa richiesta sottolineiamo che dalle schede del PTA emerge che il torrente Cervo nelle zone campionate nella scheda monografica risulta essere nella tipologia a “dispersione elevata” con coefficiente 1,2 ;  a nostro parere i tratti non campionati del tratto interessato dal progetto, proprio per il tipo di morfologia potrebbero addirittura rientrare nella tipologia  a “dispersione elevata” (coeff. 1,5).
Tale osservazione è suffragata da altre tristi esperienze: in torrenti con caratteristiche simili, dopo aver calcolato il DMV attraverso i laboriosi e complessi calcoli, supportati dai dati “tabellari” predefiniti, si è constatato lo stesso inabissarsi in subalveo dopo poche centinaia di metri, lasciando il torrente completamente asciutto..

2) Faccia inserire nel progetto tutti i presidi necessari al controllo delle portate prelevate, rilasciate e del DMV, secondo i criteri previsti dalle leggi regionali 7r e 8r

3)  Verifichi la compatibilità dell’opera con le direttive 92/43/CEE HABITAT e 49/93/UCCELLI

4)  Verifichi le eventuali ripercussioni che l’intenso transito di mezzi pesanti potrebbe avere sulla strada Provinciale Biella-Piedicavallo, già oggetto nel passato di rilevati cedimenti e soggetta a movimenti franosi.

5)  Valuti la capacità della residua portata del Torrente Cervo di mantenere il suo grado di qualità ambientale, e di auto depurazione, verificando gli impatti che avrebbero gli scarichi  fognari non trattati,presenti lungo il tratto interessato, a causa della minore diluizione che, soprattutto  nel periodo estivo, a causa del notevole incremento di turisti,  potrebbe far insorgere problemi igenico-sanitari.

6) Verifichi che la costruzione dell’impianto risulti compatibile con il piano regolatore.

7) Verifichi la compatibilità dell’opera con le “particolari aree tutelate” limitrofe ed inglobanti il torrente Cervo in quel tratto, considerando anche la probabile prossima attuazione del progetto di  Parco attualmente allo studio, che  allargando l’attuale Oasi Zegna congloberebbe l’area in oggetto.

8) In caso di realizzazione, renda obbligatorio il DMV “ambientale” invernale con gli  incrementi, ipotizzati alle  pagg. 63 e 140 della relazione.

9) Renda obbligatoria, l’effettuazione dei monitoraggi delle portate reali del torrente, già in fase di preparazione e di costruzione.

10)Verifichi che i piani economici presentati , siano sostenibili alla luce delle possibili casistiche considerando i costi attualmente non menzionati che a seconda dei casi sono:
costo della progettazione da pagare alla ditta Energy Consulting S.r.l. da parte del comune in forza della convenzione stipulata in data 06/09/2006 , (pari al 2% dei finanziamenti ottenuti e comunque royality del 20%  fino a 1 milione di kw annui prodotti , 15% da 1 a 3 milioni di kw annui prodotti, 10% oltre i 3 milioni di kw annui prodotti)
35.000 € annui per 30 anni a favore del comune di Campiglia, a carico della ditta costruttrice a cui il comune intende cedere la concessione stessa. (per complessivi € 1.050.000)


11) Faccia una valutazione dell’impatto considerando le possibili ricadute sul bacino del Cervo  nel suo insieme e non sulla sola area sottesa all’impianto.

12) Tenga in considerazione il progetto di realizzazione di una riserva di Pesca già condivisa dalle amministrazioni locali, che diventerà un progetto in concorrenza, incompatibile, non dal punto di vista legislativo, ma pratico, alla costruzione della centralina.

   
 Certi che quanto sopra espresso sarà tenuto nella dovuta considerazione, e che non venga rilasciata al proponente la concessione ad attuare i progetti relazionati, i sottoscrittori della presente richiedono , qualora fosse previsto in questa fase sdi valutazione, il confronto col proponente ai sensi dell’art.14 comma 4 L.R.  40/98 e ss.mm.ii


Per eventuali comunicazioni, viene eletto come domicilio per le associazioni extra territoriali , il domicilio del Thymallus Aurora Fly Fishing Club , Via Piave snc -  13852 Cerreto Castello (Bi) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cerreto Castello, 24 aprile 2009

                    per il    Coordinamento Tutela Fiumi
                           
                            Nicola Foglio


Documento redatto e sottoscritto da :
Thymallus Aurora Fly Fishing Club – Nicola Foglio – Cerreto Castello (Bi)
Pro Natura Biellese – Ottavio Albis  - Biella
Arci Pesca sez. Provinciale di Biella – Nardi Vittorio  - Biella
Fipsas sez. Provinciale di Biella – Franchi Fausto - Biella
Associazione Pescatori di Trivero – Cacciati Aldo – Trivero (Bi)
S.p.d.s. Crevacuore – Tonella Gianni – Crevacuore (Bi)
A.P.D.  – Renato Pellò - Novara
C.P.S.  – Gianni Tacchini - Novara
Wilderness Italia – Franco Zunino – Murialdo (Sv)
Mosca Club Valli di Lanzo – Franco Vaccarino
UNPEM – Unione Nazionale Pescatori a Mosca – Rossi Giuseppe - Bologna
Spinning Club Italia – Mario Narducci
CA.GE.P. - Coordinamento Gestione Pescatori (Renato Pellò) - Novara
Ticini Linea  - Gabriele Ruggeri
CPM FIRENZE – Tognelli Vinicio - Firenze
Circolo Pescatori a Mosca  di Pinerolo e Valli – Marco Baltieri – Pinerolo (To)
Carpisti delle Alpi – Crestani Stefano – Cossato  (Bi)
Fly Angling Club Vigevano - Dallaglio D. - Vigevano (Pv)
Ass. Sportiva Nazionale – Scuola Italiana di Pesca a Mosca (Avv.Osvaldo Galizia) – Pescara
Associazione SOS Adda Onlus – Capolaro Maurizio 

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